Perché leggo un libro al giorno: la legge del 33% | Tai Lopez

Leggere o ascoltare (sottotitoli in italiano) questa meravigliosa testimonianza di vita può veramente cambiare le nostre vite. Tu sei alla ricerca di un mentore o sei così pieno di te da credere di non avere nulla da imparare dagli altri? Quanti libri leggi al mese? E qual è il libro che ti senti di consigliare a chi legge questa pagina?

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Le eccellenze per… Penny

Penny è una blogger. Una donna. Una madre. Una insegnante. Non so se ho messo queste cose nell’ordine giusto per Penny ma sono sicuro che le sue parole toccheranno la tua anima. Nel suo blog, sosdonne, descrive le emozioni vere di una persona vera con la delicatezza di chi ha sofferto tanto e vuole restituire al mondo la capacità di difendersi senza fare del male. Le ho chiesto di descrivere per noi il concetto di eccellenza. Qui sotto potrai cominiciare a leggerla e scoprire così che l’eccellenza, a volte, è riuscire a raccontare se stessi mostrando al mondo la forza della propria fragilità. Grazie Penny. Marco Digireale Costanzo

Ecco quello che penso: A proposito di eccellenze, nella mia carriera scolastica ne ho incontrare tante. Bambini che sanno fare cose. Bambini che sanno essere, e poi, quando crescono, non sanno piú chi sono. Confusi dagli adulti e dalle storie in cui sono finiti. Valorizzare le eccellenze e promuoverle non é compito semplice. Soprattutto se si confonde l’eccellenza con il successo, che, a mio avviso, non sono proprio la stessa cosa. Per valutare le eccellenze penso che i bambini dovrebbero avere la possibilitá di partire dallo stesso livello sociale e culturale. É eccellente un bambino che parla perfettamente due lingue in quinta elementare, che gira il mondo con i suoi genitori, che fa corsi di perfezionamento dalla scuola materna. Ma non lo é di meno un bambino che imparara a leggere alla perfezione quando in casa sua non esiste un solo libro. I suoi parlano ancora in dialetto e lavorano tutto il giorno, facendo pure i turni. Alcune eccellenze sono nascoste e se noi come adulti non le scopriamo e non riusciamo a guardare nel profondo non verranno mai fuori. Spesso si confonde l’eccellenza con la prestazione. Il prodotto con il percorso. É eccelente non solo chi ha spiccate attitudini per una materia, ma sa condividere il proprio sapere, rispettare le regole sociali e gli altri. É solidale e responsabile. Se l’eccellenza é legata solo al sé. Se non si apre all’esterno. Per me non é abbastanza. Lo so di andare un po’ contro corrente, ma credo che ogni figlio abbia uno o piú talenti e dipenda da noi scoprirli. Talenti che non hanno niente a che vedere con la realizzazione, ma servono a mantenere vivi. A farsi domande. A interrogarsi. La scuola ha questo compito prioritario. Noi genitori anche. Accompagnare i nostri ragazzi verso la conoscenza profonda di se stessi perché sappiano farne buon uso. E non sapranno farlo se le nostre domande saranno sempre legate al risultato e non alla scoperta. Al voler apparire e non al voler essere. Un’eccellenza soddisfa di per sé chi la possiede. Il riconoscimento degli altri é contorno. E allora, se i ragazzi non vengono accompagnati verso la consapevolezza del proprio essere hanno poca possibilitá di scoprire chi sono e cosa vogliono. Di eccellere nell’unica cosa che conta. Essere felici. Penny

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